La quiete dopo la movida – un sabato mattina in piazza delle Erbe

di Stefania Benetti

Alle prime luci dell’alba il cuore della movida genovese è quasi deserto. I tavoli in ferro battuto dei locali sono stati impilati e ritirati, o legati con catene, gli ombrelloni chiusi. A terra restano tutti gli indizi utili a ricostruire i menu dei bar della piazza: ci sono le birre, dall’Heineken alla Chimney, dalla Menabrea alla Corona col limone. Versate sulle lastre di pietra della pavimentazione hanno tutte lo stesso odore. I bidoni blu del vetro sono saturi alle undici.

Si riconosce la nota più persistente degli amari: il Camatti, il Santa Maria. L’inconfondible Caffè Borghetti. Il chupito – o lo shottino – a cinquanta centesimi.

Siccome c’è folla, la sera, e ci si scontra e li si rovescia, ci sono pure i frullati al latte dei radical chic e quelli senza latte dei vegani ortodossi. Resti di coni e coppette della celebre Cremeria che però ora deve vedersela con quello di San Bernardo che ha i gusti strani tra cui l’arachide salata e Viganotti che fa il gelato al formaggio e s’è messo a tenere aperto pure la sera.

Ci sono gli involucri di carta dello street food: fino a poco tempo fa c’era solo il tizio all’angolo che faceva focaccia e panini, adesso c’è il Masetto e il wok e quello nuovo che prima stava dove? In Falamonica forse?

Di notte non si vede, e di giorno, tra la selva dei tavolini, neppure, ma in mezzo alla piazza c’è un puttino di marmo bianco che saltella su una fontana – non più in funzione, credo. A quest’ora può stiracchiarsi in pace al sole mattutino. Non lo turbano gli spazzini che vengono a portar via il menu e che innaffiano, con cannette ad alta pressione, tutte le Erbe.

C’è un signore con la maglia a righe che sta seduto su una pila di sedie, le gambe penzoloni. C’è chi dice che il bar è il suo.

Un tizio dall’accento straniero, che chiamano il poeta, è seduto a un tavolo e compone ad alta voce, poi tra sé e sé, in chissà quale lingua.

I topi hanno ripreso coraggio e qualcuno si avventura sulla piazza: non è qui però, il loro bottino più ricco. Anche i piccioni ci provano, con altrettanto magri risultati.

Una ragazza con gli occhi blu compie un gesto fuori del tempo: cerca nelle tasche dei pantaloni, poi nella borsa, una moneta.La inserisce in un telefono pubblico sbocciato in quel momento in mezzo alla piazza. Credo fosse un angelo che stendeva il suo rapporto al Cielo. Infatti suonano le campane, e poco dopo una campanella, ma no, non arriveranno i bambini nella scuola nuova, perché se è la quiete dopo la movida allora oggi è sabato, e il sabato a Genova le scuole sono chiuse, che così si risparmia sul riscaldamento.

QUESTO RACCONTO FA PARTE DELLA SEZIONE “RACCONTI IN CERCA DI SGUARDI”. ILLUSTRALO TU CON UNA FOTO O UN DISEGNO!

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